I gruppi di auto-mutuo aiuto possono sostituire la psicoterapia?

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In un precedente articolo abbiamo parlato di come il considerare l’indipendenza affettiva come una forma di totale autonomia dall’altro e come un “bastare a se stessi sempre e comunque” nasconda delle insidie, e rischia di non tenere conto delle dimensioni relazionali dell’essere umano.

L’oggetto principale del nostro centro e di questo sito è la psicoterapia ed è piuttosto intuitivo pensare che la psicoterapia individuale si occupi dell’individuo, di lavorare sui suoi limiti, ma soprattutto sulle sue risorse. Ciò non deve portare a pensare che la risorse del singolo non riguardino la capacità di entrare in relazione con il contesto, al contrario: potremmo dire che ogni caratteristica individuale ha un risvolto anzitutto relazionale e, nella psicoterapia di qualunque orientamento, si dedica ampio spazio al rapporto con l’altro e alla cura della propria rete sociale.

Proprio la rete sociale potrebbe essere identificata come il fulcro della riflessione di oggi, visto che la psicoterapia inevitabilmente si deve costruire attorno ai cambiamenti che interessano la società. In passato capitava sicuramente più spesso di trovarsi a far parte di una comunità piuttosto stretta, fatta sia dalla propria famiglia allargata sia, a volte, dal vicinato, dal paese. Se da un lato tali comunità hanno rappresentato un vincolo, dall’altro hanno costituito una risorsa. Si può parlare di vincolo perché sovente far parte di una comune significa avere un ruolo, ruolo dal quale non sempre è facile emanciparsi quando lo si desidera; può risultare poco semplice conservare degli spazi di autonomia o, più banalmente, di privacy. Allo stesso tempo far parte di una comune significa avere un supporto che va ben oltre quello istituzionale, un supporto che interviene in quelle situazioni straordinarie, ma che possono riguardare la vita di tutti: un lutto, una malattia, delle problematiche economiche, delle problematiche di salute psicologica. I gruppi di auto-mutuo aiuto si basano proprio su questa idea di reciprocità tra individui, ovvero sul supporto e sulle risorse che si possono attivare tra pari.

Cos’è un gruppo di auto-mutuo aiuto, o gruppo AMA?

Il gruppo di auto-mutuo aiuto è costituito da persone accomunate dalla stessa problematica: il lutto, una dipendenza, una diagnosi specifica e per questo non è “condotto” da un professionista. Ogni partecipante al gruppo ha a che vedere con quella problematica e l’unica eccezione in tal senso è costituita dalla figura del facilitatore, che comunque non svolge assolutamente un ruolo terapeutico. La risorsa principale del gruppo è infatti il vissuto dei suoi componenti, i quali vivono la problematica in maniera diversa gli uni dagli altri, sia in virtù della propria soggettività, sia in virtù dell’esperienza. L’ideale è infatti che tra i partecipanti ci sia chi è all’inizio della propria storia con il problema, chi è a metà e chi è alla fine. All’interno del gruppo ognuno è responsabile di ciò che dice e dei contributi che fornisce, ma il gruppo è proprietà di se stesso, non ci sono proprietari esterni o finanziatori. Non a caso i gruppi AMA sono gratuiti, sono sempre aperti a tutti, senza liste d’attesa. Quando il numero di partecipanti supera un numero ideale (attorno ai 10 partecipanti) è responsabilità del gruppo fare la cosiddetta “gemmazione”, ovvero dividersi in due gruppi più piccoli, che eventualmente potranno crescere a loro volta.

Il gruppo AMA può sostituire la psicoterapia?

Chiaramente no. Proprio perché consiste in un gruppo di pari, il gruppo AMA riguarda un livello differente rispetto alla terapia, dove la differenza di ruoli è un elemento fondamentale. Il gruppo può però accompagnarsi alla terapia, o viceversa: dobbiamo ricordare che quando siamo in terapia, il tempo tra una seduta a l’altra è fondamentale, fa parte del lavoro e risulta essere lo scenario principale del cambiamento e in tale scenario continuano le vite, con le sofferenze, gli impegni e le relazioni. Il gruppo può senz’altro far parte di questo scenario, diventando un pezzo fondamentale della rete di relazioni dell’individuo.

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