Quando si parla di psicoterapia, è possibile supporre che si stia parlando di un percorso riservato esclusivamente a chi vive un disagio grave o una situazione di crisi intensa. Questa idea è piuttosto diffusa, ma non corrisponde alla realtà.
La sofferenza psicologica non compare all’improvviso in forma estrema, ma si colloca lungo un continuum che va dal benessere alla difficoltà più strutturata. Stanchezza emotiva, stress persistente, difficoltà relazionali, senso di blocco o confusione sono segnali comuni dell’esperienza umana e non necessariamente indicatori di una “malattia”.
Attendere che il disagio diventi insopportabile non è necessario, al contrario, mostrarsi buoni ascoltatori delle proprie fatiche, anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta, può rendere il percorso più efficace e meno faticoso.
In tal senso è utile ricordare la posizione di Donald Winnicot, pediatra e psicoanalista, che ha contribuito a spostare l’attenzione dalla patologia al concetto di “continuum tra salute e sofferenza”. Per Winnicott, non esiste una netta separazione tra persone sane e persone malate: tutti attraversiamo momenti di fragilità, e il contesto relazionale può fare la differenza nel sostenerci o nel farci sentire soli.
Possiamo quindi intendere la terapia come qualcosa di utile a scopo preventivo o per contenere sul nascere manifestazioni di ansia, depressione, insonnia…
Ancora più interessante è il parlare di terapia come qualcosa che, non solo può non avere a che vedere con la psicopatologia, ma nemmeno con la sofferenza in senso stretto.
Carl Rogers, fondatore dell’approccio centrato sulla persona, sottolineava come ogni individuo abbia una naturale tendenza alla crescita e all’autorealizzazione, che può essere facilitata da una relazione di ascolto autentico e non giudicante. In quest’ottica, la terapia non è pensata solo per “curare” una patologia, ma per favorire lo sviluppo delle potenzialità personali e una maggiore congruenza tra esperienza e consapevolezza.
Anche Irvin D. Yalom, psichiatra e psicoterapeuta esistenziale, ha più volte evidenziato come molte persone si rivolgano alla terapia per confrontarsi con le grandi questioni della vita – il senso, le relazioni, le scelte, i passaggi critici – e non esclusivamente per la presenza di un disturbo. La sofferenza psicologica, secondo Yalom, fa parte dell’esperienza umana e può diventare un’occasione di comprensione più profonda di sé.
Dal contributo di questi due autori emerge un’altra prospettiva, ovvero la possibilità che la psicoterapia non sia da intendersi esclusivamente come un intervento di cura, teso al ripristino o al mantenimento di uno stato di benessere, ma anche una delle vie attraverso cui un individuo può conoscersi, e costruirsi, non solo in un’ottica di salute, ma anche di scoperta e realizzazione di sé.
Dott. Francesco Colombo



