La musica e il cervello: un connubio intrigante

musica cervello connubio intrigante centro psicologia lecco

La connessione tra musica e cervello è oggetto di studio da diversi decenni, ma recenti ricerche nel campo delle neuroscienze hanno gettato nuova luce su questo affascinante rapporto. In particolare, gli scienziati si sono concentrati sulle emozioni e sulla memoria a lungo termine, scoprendo interessanti correlazioni.

I ricercatori hanno dimostrato che l’ascolto della musica può avere un profondo impatto sulle emozioni umane. La musica ha la capacità di evocare sensazioni molto intense, che talvolta sono percepite anche da evidenti reazioni del sistema nervoso autonomo (brividi, “pelle d’oca”, sensazioni viscerali), sia correlata alla gioia che alla tristezza, e questo effetto è strettamente legato all’attivazione di specifiche aree del cervello. 

Studi di neuroimaging funzionale (vale a dire le tecniche di osservazione del cervello durante l’esecuzione di compiti specifici) hanno rivelato che l’ascolto di musica a cui associamo una sensazione di felicità attiva il nucleo accumbens, una regione coinvolta nella ricompensa e nel piacere, a differenza di musica con tonalità minore che coinvolge l’amigdala.

Ma non è solo l’effetto immediato delle emozioni che rende la musica così affascinante. La musica è indistricabilmente legata ai processi di memoria a lungo termine. 

In primo luogo, le profonde connessioni con stati emotivi, permettono il depositarsi di tracce melodiche in modo così stabile che anche a distanza di moltissimi anni siamo in grado, non solo di ricordare di aver ascoltato un determinato brano, ma anche ad avere tracce di memoria ad essere correlate (es. il periodo di vita in cui si ascoltava o le relazioni in corso in quel periodo).

Secondariamente gli studi hanno dimostrato che l’apprendimento di uno strumento musicale o l’ascolto ripetuto di una particolare melodia può migliorare la memoria verbale e spaziale. Questo è dovuto alla stimolazione di diverse aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione e nella conservazione delle informazioni.

Le caratteristiche neuropsicologiche delle musica, hanno dato il via poi ad altri percorsi quali l’individuazione di tecniche di cura e stimolazione che rientrano sotto il nome di musicoterapia. Questa è stata impiegata per migliorare le funzioni cognitive di pazienti affetti da malattie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson. La musica sembra attivare circuiti neurali alternativi che compensano le disfunzioni cerebrali, migliorando la memoria e l’attenzione.

Nonostante i progressi fatti nella comprensione della relazione tra musica e cervello, molte domande rimangono ancora irrisolte.

Ad esempio, come la musica può influenzare specificamente la memoria a lungo termine? Quali sono i meccanismi neurali alla base di queste interazioni?

Le recenti scoperte nel campo della neuroscienza musicale hanno aperto nuove prospettive di ricerca e sottolineato l’importanza di approfondire la comprensione di come la musica influenzi il cervello umano. L’indagine di questa connessione potrebbe anche portare a nuove terapie innovative per disturbi neurologici e psicologici.

Dr. Matteo Sozzi

Condividi articolo

Ultimi articoli