Quando si fa riferimento a qualcosa che suona come un’etichetta diagnostica, è bene partire dai tecnicismi. La DAS (disturbo affettivo stagionale) non è una vera e propria diagnosi inclusa nel principale manuale diagnostico di riferimento della psichiatria (DSM). Se sfogliamo il DSM non troveremo la DAS come voce a se stante, tuttavia in alcuni disturbi appare la dicitura “con andamento stagionale”, stante a sottolineare il ruolo che le ciclicità delle stagioni gioca su alcune condizioni.
Si sta quindi parlando di una modalità del manifestarsi di alcune diagnosi come la depressione maggiore o il disturbo bipolare. L’aspetto curioso è che questi andamenti stagionali non necessariamente vedono in autunno e inverno i momenti in cui il tono umorale è più basso; in alcuni individui possono essere i mesi estivi quelli più faticosi.
Rispetto al calo del tono umorale nei mesi invernali si può fare riferimento abasi biologiche plausibili legate alla riduzione della luce solare nei mesi più bui dell’anno. Questa riduzione può influenzare i ritmi circadiani, la regolazione della melatonina e la disponibilità di serotonina, modificando l’umore e la vitalità psichica in modo spesso percepibile già da chi soffre di sintomi depressione‑correlati di base. A volte risulta utile proprio la fototerapia.
Mentre nel DAS invernale si osservano più spesso il bisogno di dormire di più e l’ aumento di appetito e peso, nella forma estiva spesso si assiste a insonnia, riduzione dell’appetito, perdita di peso, maggiore irritabilità, ansia, senso di agitazione e stanchezza nonostante il riposo. Inoltre, molte persone riferiscono un forte senso di inadeguatezza o di colpa, soprattutto in un contesto sociale che celebra sole, vacanze e leggerezza, con conseguente ritiro sociale e difficoltà a godersi la stagione.
Quando preoccuparsi?
A mio avviso per rispondere a questa domanda è necessario evitarne un’altra: non è opportuno chiedersi “Soffro di DAS?”, ma è più utile fermarsi un momento e valutare quanto si sta male, o se si ha l’impressione che, nei nostri ricordi, alcuni periodi dell’anno sono sistematicamente caratterizzati da una sofferenza che appesantisce la nostra vita.
Dal momento che è normale non avere le idee chiare su quando e come intervenire, è spesso lecito chiedere una semplice consulenza a uno psicoterapeuta o ad uno psichiatra, per una valutazione più approfondita di cosa sta succedendo e per chiarirsi le idee rispetto alla possibilità che sia utile o meno, avviare un percorso di supporto o di terapia.
Dott. Francesco Colombo



